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Disinfettare le maniglie delle porte: il gesto quotidiano che protegge la salute di tutti

📅 27 Luglio 2026✍️ di Giorgio Dossena⏱️ 6 min di lettura

Le maniglie delle porte sono il vero banco prova dell’igiene di casa. Le tocchiamo senza pensarci, rientrando con le buste, chiamando i bambini a tavola, aprendo al vicino. È il gesto più comune e, paradossalmente, il più trascurato. Da cronista abituato a fiutare i dettagli che cambiano la sostanza, vi dico che qui si gioca una quota importante della nostra salute quotidiana.

In famiglia ne ho la prova ogni settimana. Quando ho introdotto una piccola routine di disinfezione delle maniglie, i raffreddori a catena si sono ridotti. Non è magia: è metodo, buon senso e qualche trucco imparato da una bisnonna emiliana che sapeva togliere i germi con due panni e un sorriso.

Perché proprio le maniglie: il punto di contatto che ci frega

Le maniglie sono il crocevia tra mani e volto. Tocchiamo la maniglia, poi il cellulare, poi magari il naso o la bocca. È una staffetta invisibile. La buona notizia è che interrompere questa corsa è semplice, purché si agisca con costanza e con i prodotti giusti.

Le indicazioni generali sulla pulizia delle superfici ad alto contatto sono chiare anche negli approfondimenti dell’Istituto Superiore di Sanità. Non serve sterilizzare casa: basta concentrare gli sforzi dove passano tutti, più volte al giorno.

Cosa usare davvero: pochi prodotti, usati bene

Prima si pulisce, poi si disinfetta. La pulizia toglie lo sporco visibile; la disinfezione abbatte i microrganismi. Saltare il primo passaggio è come passare la cera su un pavimento impolverato.

Per la pulizia va bene un detergente neutro diluito in acqua tiepida. Per la disinfezione, questi sono i cavalli di battaglia:

1) Alcol etilico al 70% v/v: efficace, asciuga in fretta, adatto a acciaio e plastiche. Evitate concentrazioni più alte: evaporano troppo rapidamente e riducono il tempo di contatto.

2) Ipoclorito di sodio (candeggina) allo 0,1% di cloro attivo: ottimo sulle superfici dure e chiare. Partite da una candeggina comune al 5% e diluite 1:50 in acqua fredda (esempio: 20 ml di candeggina in 1 litro d’acqua). Attenzione a legni e metalli sensibili.

3) Disinfettanti registrati come Presidio Medico Chirurgico con indicazioni virucide/battericide. In etichetta cercate il riferimento alla norma EN 14476 per l’azione contro i virus incapsulati.

Alternative delicate: su ottone e bronzo preferisco una passata con acqua saponata, poi alcol su un panno appena inumidito e asciugatura immediata. Sulle maniglie verniciate, testate in un angolo nascosto.

Tenete a mente il “tempo di contatto”: da 1 a 5 minuti a seconda del prodotto. Se lucidate via subito, è quasi lavoro sprecato.

La mia procedura in 120 secondi (cronometro alla mano)

Mi è capitato di recente di cronometrarmi in redazione, dove la porta del corridoio sembra un casello dell’autostrada. Due minuti netti, così:

  • Indosso guanti leggeri riutilizzabili e apro la finestra per arieggiare.
  • Passo un panno in microfibra con acqua e una goccia di detergente, solo per togliere impronte e grasso.
  • Spruzzo il disinfettante su un secondo panno (non direttamente sulla maniglia per evitare colature nei meccanismi).
  • Avvolgo la maniglia con il panno e strofino 10-15 secondi, includendo la rosetta e il bordo della porta.
  • Lascio agire il prodotto per il tempo indicato in etichetta. Se è alcol, in genere basta 1 minuto.
  • Asciugo con un panno pulito se la superficie non deve restare umida (legno, ottone).

Finito. Se avete più porte, lavorate “a catena” durante il tempo di contatto della prima, così non sprecate minuti.

Gli errori che vedo fare (e che costano caro)

Un lettore di Modena mi ha scritto: “Spruzzo, lucido, profuma… ma serve davvero?”. Gli ho chiesto come operava. Ho riconosciuto cinque sviste tipiche:

  • Spruzzare e asciugare subito: il disinfettante non ha tempo di agire.
  • Usare lo stesso panno per tutta casa: spostate lo sporco, non lo eliminate. Dedicate un panno per zona.
  • Miscelare prodotti: MAI candeggina con ammoniaca o acidi. Rilascia gas pericolosi.
  • Trascurare la rosetta e il bordo porta: sono parte della “zona di presa”.
  • Dimenticare le chiavi e il pomello del portone: toccati da tutti, spesso i più contaminati.

Correggendo queste cinque cose, il lettore ha notato che l’alone sulle maniglie è sparito e l’odore di “piscina” pure. Segno che stava usando meno prodotto ma meglio.

Quanto spesso farlo: la strategia realistica

In casa con bambini o anziani punto a una rapida disinfezione quotidiana delle maniglie più usate: ingresso, bagno, cucina. Le altre due-tre volte a settimana.

In stagione influenzale o se c’è un malato in casa, alzo a due passate al giorno sulle porte più trafficate. Dopo visite o feste, giro rapido pre-nanna e via.

In condominio, per il portone o l’ascensore, parlatene con l’amministratore: un passaggio extra negli orari di punta vale oro e costa pochi minuti al custode o al volontario del pianerottolo.

Materiali furbi e trucchi a costo zero

Qui entra in gioco la scuola emiliana della bisnonna. Non buttate le magliette di cotone: tagliatele in quadrati, diventano panni perfetti che non rilasciano pelucchi. Tenetene tre: uno per pulire, uno per disinfettare, uno per asciugare.

Uno spruzzino affidabile? Riciclatene uno da vetri ben lavato. Con una penna indelebile segnate la diluizione (“Candeggina 0,1%”), così nessuno si confonde.

Per le maniglie alte o in corridoio stretto, fissate il panno a una spatola da cucina con un elastico: arrivate ovunque senza toccare la superficie appena trattata.

Se la maniglia è in ottone e temete l’alone, strofinate prima con acqua saponata e poi passate alcol con mano leggera, asciugando subito. L’ottone ringrazia e resta lucido.

Avete solo acqua ossigenata al 3%? È un disinfettante blando che può tornare utile su plastiche e acciaio. Applicate con panno, lasciate agire 5 minuti, poi asciugate. Evitate su legni e metalli porosi perché può macchiare.

Sicurezza prima di tutto

Ventilate sempre quando usate candeggina o alcol. Indossate guanti se avete pelle sensibile. Non miscelate mai prodotti diversi e non travasate senza etichetta chiara. Conservate fuori dalla portata dei bambini.

Su superfici delicate provate il prodotto in un angolo nascosto. Se compare opacità, cambiate approccio: meglio un detergente neutro e un panno ben strizzato, ripetuto più volte.

Segnali che state facendo bene

La maniglia pulita non profuma in modo invadente, non lascia aloni e non resta appiccicosa. Le impronte si riducono e il metallo mantiene la sua finitura. Se dopo due ore la superficie è già unta, aumentate la fase di pulizia prima della disinfezione.

Io tengo un micro-kit nell’ingresso: panno, mini-spruzzino, guanti sottili. Quando rientro con le buste, due passate e ho finito. È la differenza tra “lo farò domani” e “l’ho già fatto”.

Chiudiamo il cerchio

Disinfettare le maniglie non è una crociata, è una piccola abitudine che porta ordine. Costa pochi centesimi, richiede due minuti e riduce gli scambi indesiderati tra le nostre mani e il resto della casa. Come mi disse una volta un portinaio bolognese, mentre lucidava il corrimano: “Le cose che tocchiamo ogni giorno, ogni giorno vanno curate”. Aveva ragione. E funziona.

Giorgio Dossena

Giorgio è cresciuto tra i vicoli di una piccola città emiliana, dove la bisnonna emigrata gli lasciava assaggiare i suoi decotti miracolosi. Da sempre curioso, sforna consigli su come riutilizzare oggetti e risolvere i problemi domestici con strumenti impensabili e a costo zero.